Un cuore open source

Nel 2011 Marc Andreessen – imprenditore, investitore e software engineer americano – ha pubblicato un saggio sul Wall Street Journal intitolato “Why Software Is Eating The World”. Nell’articolo, Andreessen spiega come un numero sempre crescente di aziende e business sia governato dal software. Tra le imprese leader dell’economia moderna ci sono molte aziende tecnologiche che stanno invadendo e rivoluzionando settori tradizionali dell’industria e del mercato.

Oggi la più grande libreria del mondo, il principale distributore di contenuti video e una delle principali piattaforme di musica sono aziende software: Amazon, Netflix e Spotify. La fotografia, il cinema, le telecomunicazioni, il recruiting, l’industria automobilistica, il retail, la salute, l’educazione, i servizi finanziari e persino la difesa nazionale sono settori sempre più basati sul software. La “software revolution” descritta da Andreessen è una realtà, destinata a perdurare nel tempo.

Una ricerca del 2014 di Fabernovel – agenzia di consulenza con sedi a Parigi e San Fracisco – fornisce un quadro molto chiaro di come Google, Apple, Facebook e Amazon (GAFA), le più potenti aziende software del nostro tempo, guidano e gestiscono l’innovazione nell’economia.
Il modello economico tradizionale prevede che le aziende investano tempo e denaro per sviluppare prodotti, promuoverli e infine difenderli dagli attacchi dei competitor. Al contrario, Google, Apple, Facebook e Amazon sono spinti da un’ossessione per i consumatori: la loro non è una battaglia per creare nuovi prodotti, ma una sfida globale per raggiungere e tenere vicino il maggior numero possibile di individui.

Molti anni prima dei GAFA, Gandhi ha esplorato l’idea di un modello economico con le persone al centro. In un saggio sulla sua visione politica, Gandhi scrive che “la vita non è una piramide con il vertice sostenuto dalla base, ma un cerchio oceanico al cui centro vi è l’individuo”.
L’individuo è Il centro assoluto del modello economico dei GAFA: le decisioni di Google, Apple, Facebook e Amazon sono focalizzate sull’acquisire nuovi utenti-consumatori perché per loro ogni individuo è un consumatore, anche se non paga per avere I loro prodotti. L’esempio perfetto è Facebook: voi non pagate per utilizzarlo… Ma davvero pensate di non essere suoi clienti? Se non pagate, significa che siete voi il suo prodotto!

Il “lato oscuro” di questo modello economico così affascinante è qualcosa che ha a che fare con le nostre stesse vite: se ci pensate, quasi ogni azione che intraprendiamo dipende dai GAFA.
Oggi leggiamo articoli e libri, impariamo, ascoltiamo musica, facciamo fotografie, comunichiamo e acquistiamo oggetti attraverso i GAFA. Domani pagheremo, guideremo, accederemo a Internet e gestiremo le nostre smart home ancora passando dai GAFA.

In Enter utilizziamo Google, Apple, Facebook and Amazon per informarci, costruire prodotti nuovi e distribuirli più velocemente ai nostri clienti.
Noi amiamo I GAFA, I loro prodotti e il loro modello economico; tuttavia sappiamo che non possiamo dipendere da loro per i nostri bisogni vitali.

Parlando della sua idea di villaggio, Gandhi scrive che “un villaggio è una completa repubblica, indipendente dai vicini per i propri bisogni e interdipendente da loro per altri aspetti in cui la dipendenza è necessaria”.
Seguendo questo principio abbiamo progettato la nostra azienda come un villaggio, una repubblica che mantiene una forma di interdipendenza con i GAFA, ma si assicura l’indipendenza da loro grazie a open source e collaborative commons.

L’open source non ha nulla a che vedere con il software: è un modello culturale.
Linux, Wikipedia, Arduino hanno insegnato al mondo che esiste un’alternativa al cerchio oceanico dei GAFA: un nuovo modello economico sostenibile in cui le aziende aprono l’accesso ai loro asset, alla loro knowledgebase e ai loro sistemi di produzione per abilitare la collaborazione tra gli individui e renderli creatori e loro contributori.

L’open source si sta mangiando il mondo molto più velocemente di quanto possano fare altri sistemi non aperti.
Da quando abbiamo scelto OpenStack come la nostra piattaforma software per il cloud computing abbiamo imparato che connettere tra di loro le persone è il modo migliore per generare idee, risolvere problemi, costruire progetti e creare valore.

Nel 2013 abbiamo trasformato i nostri uffici in Login, il più grande coworking tecnologico di Milano. Nel 2014 abbiamo investito in WeMake, makerspace dedicato a stampa 3D, Arduino e tecnologie indossabili e in Produzioni dal Basso, la prima piattaforma di crowdfunding italiana. In seguito abbiamo aderito al progetto Open Compute e abbiamo iniziato a progettare la nostra idea open di un nuovo datacenter sostenibile.

L’open source è il motore del nostro cambiamento, qualcosa che è strettamente connesso con il nostro diritto fondamentale di essere indipendenti da qualsiasi sistema prestabilito per i nostri bisogni fondamentali.
Grazie all’open source siamo tra i vincitori del bando Europeo “DIGIT Cloud I” e, insieme ai nostri partner della Cloud Team Alliance, siamo uno dei cloud provider ufficiali dell’Unione Europea. Grazie all’open source anche noi, un piccolo internet e cloud provider italiano, possiamo competere con colossi internazionali come Amazon, BT, IBM, Accenture e Atos.

Oggi la nostra azienda è un ecosistema di infrastrutture – rete, datacenter, cloud, spazi di lavoro, energia, logistica e sistemi di produzione – che esponiamo alle persone per costruire progetti insieme e cambiare le cose.

Questo significa che cambiare le cose spetta a voi.
A voi inventori, maker, artisti, pionieri, imprenditori e aziende che guidate l’innovazione.
Continuate a lavorare e non arrendetevi.
Cambiate le cose.


Ivan Botta
CEO at Enter